mercoledì 18 dicembre 2013

Pietro e i grifoni di Ascoli Satriano

Archeologa di formazione, lettrice per vocazione, precaria di professione non ha ancora deciso cosa farà da grande (cioè adesso, visto che è già grande!). Nel frattempo, ha fatto un passo indietro e ha ricominciato a leggere libri per bambini. Magari lì, le riesce di trovare qualche risposta o un’idea geniale. Sogna di svaligiare una libreria, scavare una biblioteca, fondare una casa editrice. In quale delle tre imprese riuscirà?

Così si presenta Giovanna Baldasarre, l'autrice di questo bellissimo racconto che esprime nel migliore dei modi quali sensazioni un capolavoro dell'antichità può suscitare in un bambino.

In Archeologando, by giovannabaldasarre


“Gli oggetti in marmo orientale che potete ammirare in questa sala fanno parte del corredo funerario di una tomba a camera del IV secolo a.C. di un ricco signore daunio. Il reperto più prezioso è il trapezophoros, ovvero un sostegno di mensa con due grifi che azzannano un cervo”.
La voce della guida giunge come un’eco lontana alle orecchie di Pietro, come una radiolina lasciata accesa a basso volume mentre sullo schermo della televisione sfilano le immagini di un film muto.
Non ha mai visto nulla del genere in nessun libro, cartone animato, documentario, film di fantascienza… eppure è un appassionato di animali, anche di quelli fantastici. Il suo sguardo è catturato dalla forza e dalla bellezza del corpo alato dei grifoni. Con quanta voracità afferrano il corpo inerme del cervo e lo azzannano sul dorso. Il volto dell’animale braccato è rassegnato: quale resistenza può opporre a simile creature? Ancora poco e di sé non resterà più alcuna traccia, se non qualche osso sminuzzato. E a quel punto i due predatori, sazi ma non del tutto, libreranno le loro maestose ali verso l’alto e si muoveranno alla ricerca di un’altra vittima sacrificale.
“I due grifoni sono animali di natura composita: hanno il corpo snello, agile e senza pelame come quello di un leone o di un cane, mentre le zampe sono dotate di artigli. Il collo lungo e crestato ricorda quello di un serpente, mentre il muso evoca quello di un rapace dal becco adunco, con lunghe orecchie da quadrupede”.
Ma chi può aver partorito animali del genere? Un leone e un’aquila? Un cane e un serpente? Pietro si avvicina a passi lenti al gruppo marmoreo. Un misto di stupore e timore lo invade: e se i due grifoni si accorgessero della sua presenza e gli saltassero addosso mandando in frantumi la vetrata di protezione? Sa bene che non è possibile, sono solo due statue, eppure la scena che ha davanti ai suoi occhi gli sembra più reale di qualsiasi altra cosa, persino dei suoi compagni che si muovono con frenesia da un angolo all’altro della sala.
“Tutti questi reperti in marmo furono trovati tra il 1976 e 1977 da alcuni tombaroli in una tomba a camera scavata illegalmente nel territorio di Ascoli Satriano. Alcuni di questi oggetti furono sequestrati dalla Guardia di Finanza e abbandonati nei depositi della Soprintendenza, dove sono stati ritrovati nel 2006. Altri pezzi furono venduti a un mercante d’arte, Giacomo Medici, e per vie traverse finirono al Paul Getty Museum di Malibu. Sono rientrati in Italia solo nel 2007, a seguito della confessione in punto di morte di uno dei tombaroli che è servita ad avviare una complessa indagine, fortunatamente conclusasi nel migliore dei modi. Insomma, un giallo archeologico pienamente risolto!”
“Altro che giallo!” pensa Pietro, “questi grifoni hanno vissuto un’avventura straordinaria, una missione impossibile! Sono stati rinchiusi in una tomba per secoli e hanno viaggiato fino all’America, per poi tornare nel luogo d’origine, là dove tutto è cominciato. Hanno sfidato il tempo e superato ogni ostacolo e dopo più di 2000 anni sono ancora qui, a terrorizzarmi e meravigliarmi con il loro sguardo assassino”.
Ora che ci fa caso, avvicinandosi con cautela al vetro che lo separa (e lo difende) dai due animali, si accorge che sul loro corpo ci sono tracce di colore: azzurro sulle ali e sul busto, rosso sulle creste del collo, verde sulla base. Per un attimo prova ad immaginare come doveva presentarsi il gruppo scultoreo agli occhi dei parenti del defunto e quasi gli si mozza il fiato. Wow! Ma perché avranno scelto proprio i grifoni? Chissà, forse anche il signore della tomba era un appassionato di animali come lui o forse saranno stati i suoi figli a scegliere i grifoni. Che idea geniale! Questi antichi Dauni erano davvero forti!
“Pietro… Pietro! A cosa pensi? Dobbiamo andare… ci stanno aspettando per visitare le altre sale del museo!”
“Arrivo…. Maestra ma i grifoni saranno ancora qui tra duemila anni o non esisteranno più?”
“Difficile dirlo! Speriamo di sì, ma non possiamo prevedere cosa accadrà tra così tanti anni… Perché me lo chiedi Pietro?”
“Voglio che tanti bambini vengano a vederli, è stato bellissimo! Come fare un viaggio nel tempo, come guardare un film fantastico al cinema, entrare nello schermo e vederne da vicino i protagonisti… Grazie per avermici portato! Sarà una visita che difficilmente dimenticherò”.

I MARMI POLICROMI DI ASCOLI SATRIANO

Provenienti dal territorio dell’antica Ausculum, l’odierna Ascoli Satriano in provincia di Foggia, l’eccezionalità di questa serie di manufatti ha più ragioni: l’alta qualità del marmo, quello cristallino e trasparente scavato in galleria nell’isola di Paro che i Greci riservavano ai capolavori della scultura; la presenza della decorazione pittorica, così rara nei marmi giunti sino a noi e, soprattutto, la storia del ritrovamento di questi pezzi.

Nel maggio del 2006 il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale rintracciò un gruppo di oggetti nei locali del Museo Civico di Foggia e, quindi, lo trasferì a Roma a disposizione della Magistratura, nel quadro del procedimento penale relativo al commercio internazionale clandestino di reperti di scavo.

L’interesse degli investigatori era stato sollecitato dal fatto che, nel corso di indagini sviluppatesi durante gli anni precedenti, un cittadino italiano aveva ammesso di essere stato a suo tempo partecipe di un fruttuosissimo scavo clandestino svoltosi nel territorio dell’antica Ausculum, l’odierna Ascoli Satriano, nel quale era stato ritrovato sia un gruppo raffigurante due Grifi che dilaniano un cerbiatto, venduto poi ad un museo americano, sia una serie di altri oggetti, sequestrati invece dalla Guardia di Finanza di Foggia.

Di qui, dapprima la ripresa del fascicolo processuale aperto nel 1978 a carico del responsabile e, poco dopo, la vera e propria riscoperta dei marmi, prelevati dagli stessi militari dell’Arma il 5 maggio e depositati infine, per gli indispensabili interventi conservativi, presso il laboratorio di restauro romano della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma. La conferma dello straordinario interesse dei pezzi rimasti a Foggia e la palese corrispondenza fra la descrizione di ciò che era stato invece trafugato e venduto e quanto era conservato sulle coste occidentali degli Stati Uniti spingeva infine ad organizzare un sopralluogo nelle campagne di Ascoli Satriano.

Due tra i pezzi più eccezionali, il sostegno di mensa decorato con Grifi e il podanipter (grande bacino con supporto), furono acquistati dal J.-P. Getty Museum di Malibu che li ha restituiti all’Italia nel 2007.

Le indagini condotte dopo la restituzione hanno permesso, quindi, di ricollegare tutti i pezzi, in totale undici più o meno completi, facendone ipotizzare un’unica provenienza da un contesto funerario daunio della seconda metà del IV secolo a.C.: questi elementi marmorei sono infatti accomunati sia dalla particolare tecnica di lavorazione, la tornitura, sia dalla presenza della decorazione policroma; le analisi di laboratorio hanno poi confermato la pressoché medesima varietà di marmo, proveniente dalle cave greche più prestigiose. Tutti i manufatti sembrano rappresentare una versione particolarmente monumentale e finora del tutto sconosciuta di un ‘servizio’ funebre le cui forme richiamano molto da vicino la raffinata ceramica italiota di IV secolo a.C. ed esemplari in bronzo. In particolare, il grande cratere marmoreo non solo conserva tracce di policromia, ma anche l’impronta in negativo di una decorazione in oro che è stata riconosciuta come un motivo vegetale a foglie d’edera; il supporto da mensa è unico nel suo genere e la sua iconografia – due Grifi che uccidono un cervide – si rifa sicuramente a modelli orientali. Infine, il podanipter, tipico bacile per uso cerimoniale, mostra ancora al suo interno la splendida scena del trasporto delle armi di Achille da parte delle Nereidi che cavalcano mostri marini: un’iconografia coerente con la sua destinazione d’uso. Proprio il podanipter presenta interessanti elementi di affinità, per forme e cromia, con le pitture del Sarcofago delle Amazzoni, uno dei più alti esempi della pittura magno-greca del IV secolo a.C.

Tutto ciò a testimoniare la qualità dei manufatti che componevano questo complesso funebre, destinato con tutta probabilità a un membro dell’élite daunia.

(Testo tratto dal comunicato stampa del MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI - DIREZIONE GENERALE PER LE ANTICHITÀ - SOPRINTENDENZA SPECIALE PER I BENI ARCHEOLOGICI DI ROMA in occasione della mostra IL SEGRETO DI MARMO. I MARMI POLICROMI DI ASCOLI SATRIANO, svoltasi a Roma presso Palazzo Massimo dal 16 dicembre 2009 al 23 maggio 2010)